philosophy

E’ nel gioco che l’uomo esprime il massimo della sua intelligenza. Per gioco intendo quello dei bambini, fatto di curiosità, imprevisti e sorpresa. PlayFactory è un luogo culturale dove gli incontri interpersonali e le relazioni con la materia trovano lo spazio essenziale del gioco, sviluppando conoscenze attive, esperienze e scoperte innovative” - Isao Hosoe

“It is while playing intelligence is best expressed. For play I mean children and their curiosity, unexpected events and surprise.  PlayFactory is a cultural area where meetings among people and relations find the essential space for game, developing active knowledge , experiences and innovative discoveries” - Isao Hosoe


 

Questa espressione è l’estrema sintesi della filosofia Play Factory, un percorso che indica un nuovo modo di progettare, di “fare” e di creare valore attraverso l’espressione umana nella sua interezza. Le sue radici portano lontano: già nell’800 Schiller afferma che “l’uomo è completo solo quando gioca” perchè nelle operazioni ludiche convivono in modo armonico le componenti fondamentali dell’umanità: sensibilità e intelletto, materia e forma, esteriorità ed interiorità; tutte espressioni di bellezza. Adriano Olivetti, nel discorso inaugurale per il nuovo stabilimento di Pozzuoli (Napoli) nel 1955, afferma che: “di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata, nell’idea dell’architetto, in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno. La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo, perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. La fabbrica  deve produrre bellezza”.  L’educazione estetica si sviluppa attraverso il gioco perché esso  non è subordinato ad uno scopo razionale, né il momento intellettuale è sacrificato all’impulso sensibile: è un’attività che ha per fine se stessa.

This expression represents the extreme synthesis of Play Factory philosophy, an itinerary showing a new way to design, to “do” and create value through the human expression as a whole. Its roots can be found in the past: already  in the XVIII century Schiller stated that  “men are all-round when they play ” because in the game it is possible that all human beings main components coexist: sensibility and wit, matter and shape, inner and outer characteristics; all expressions of beauty. Adriano Olivetti, in his inauguration speech for the new Pozzuoli plant (Naples) in 1955, said that: “di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata, nell’idea dell’architetto, in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno. La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo, perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. La fabbrica  deve produrre bellezza” (this factory has been built in front of the most beautiful gulf of the world, thanks to an architect respecting the beautiful surrounding places so that the beauty may offer consolation to the everyday working activity. The factory was therefore created for man so that  he could find in his accurate workplace an instrument for his redemption and not a motivation to suffer). The aesthetical education develops through the game since it is not subordinated to a rational goal nor the intellectual moment is sacrificed to the sensible impulse: the only goal of this activity is itself.

Gioco vuol dire conoscere e conoscersi, “mettersi in gioco” per scoprire le affinità, le conoscenze tacite e i punti di forza. Con la crescita lo spazio del gioco si assottiglia sempre di più e, nello stesso tempo, si perde quella dinamicità fondamentale per l’innovazione. Play Factory è un modo per rivalutare il momento del gioco e per innalzarlo a ispiratore di creatività, innovazione, crescita.

Playing means knowing yourself and the reality around. “Stake yourself” inside the group to find out the affinities, the implied knowledge and the points of strength. The game space reduces with growth and at the same time that fundamental dynamism for innovation is progressively lost.
Play Factory is the company thinking through the spaces and the moments of the game in terms of creativity, innovation , growth.

Ma Play Factory è anche un nuovo modo di pensare e comunicare il lavoro dell’uomo che si astrae dalla materialità e dalla fisicità tipica dei posti di lavoro, per divenire espressione di personalità e di capacità di relazionarsi agli altri. Play Factory nasce con la collaborazione di Isao Hosoe, designer giapponese, da tempo appassionato allo studio degli ambienti di lavoro e del loro impact sui lavoratori (dal design degli arredi al modo di vivere e percepire il lavoro e lo spazio), e il gruppo Loccioni, con l’idea di incentivare e diffondere questa cultura del “fare creativo”. Già da tempo impegnato con il Gruppo, Hosoe rimane sorpreso dal constatare “che voi siete una Play Factory. Voi siete una buona palestra in cui allenarsi alla nuova cultura e da cui propagarla”.

 But Play Factory is also a new way of thinking and communicating the work philosophy out of the material and physical aspects of workplaces to become the full expression of personality and possibility to create relations with the people.
Play Factory was born from the collaboration of Isao Hosoe, Japanese designer with the passion of studying workplaces and their impact on working people (from the furniture design to the lifestyle in the professional life and the space), with the Loccioni group, with the idea of promoting and diffusing this creative culture.
Already involved in the Group activities , Hosoe seems to be surprised when says “that you are a Play Factory. You are a good centre where to train to the new culture and diffuse it”.

 

Carnevale 2008: 300 persone del Gruppo Loccioni giocano ad Alaya


Il Gruppo Loccioni festeggia l’estate in spiaggia

 

Festa in Famiglia - Gruppo Loccioni 2006